COME PUÒ UNA CARITAS RINASCERE DALL’ALTO?



Sabato 13 novembre, alla vigilia della Giornata Mondiale dei Poveri, si è tenuta la 29esima Assemblea diocesana delle Caritas parrocchiali e associazioni caritative presso le sale della parrocchia del Corpus Domini. Dopo quasi due anni, è stata l’occasione per incontrarci nuovamente in presenza e restituire gli esiti di un questionario che come Caritas Diocesana abbiamo proposto a tutte le Caritas della Diocesi.


Dall’elaborazione dei dati raccolti, le Caritas hanno dimostrato di aver dato tutte le energie e anche di più. Nel 2020 i volontari hanno incontrato e ascoltato molte persone, circa il 47% in più rispetto al 2018 e il 94% in più rispetto al 2019. Gli aumenti maggiori si sono registrati nel caso di famiglie italiane composte sia da single che da più componenti. Anche gli immigrati soli sono aumentati complice l’eventuale lavoro non regolare e la condizione abitativa precaria. Ma chi sono i volontari? Il numero di volontari tra il 2015 e il 2020 è cresciuto di oltre 500 unità ossia un aumento pari a circa il 36%. Ma soprattutto, tra il 2015 e il 2020, si è rilevato un interessante ricambio generazionale. La quota di persone under 30 rispetto al totale dei volontari è passata dall’2,4% del 2015 all’8,0% del 2020 e, infine, al 15,5% se si considerano solo i nuovi arrivi dell’ultimo anno. Il desiderato ritorno di interesse da parte dei giovani parte proprio da molte Caritas parrocchiali che durante la pandemia sono state avvicinate da giovani pronti a mettersi in gioco.


I dati rivelano anche la necessità di un nuovo sguardo sulla realtà nel tentativo di “leggere” i nostri territori, le risorse e i bisogni evidenziati proprio da questi anni di pandemia. Con questa frase si chiude la nota pastorale annuale intitolata «Come può nascere un uomo quando è vecchio?» che proprio sul tema della Carità lascia la porta aperta alla riflessione. Educarsi alla relazionalità non significa solo incontrare i poveri ma discernere le cause della povertà anche attraverso il confronto con altri soggetti del territorio. La sensazione di un cambiamento dei bisogni e della nascita di nuove fragilità emerge in maniera marcata. La povertà in generale è il primo dei bisogni rilevati e si lega alla paura diffusa di non riuscire a risalire a galla dopo la pandemia. Il lavoro e l’abitazione restano comunque problemi prioritari. Risultano in aumento anche i bisogni legati alla salute e all’istruzione. Solo grazie ad una capacità di ascolto approfondito sono emersi anche bisogni trasversali o bisogni latenti ai quali occorre prestare sempre più attenzione. Spesso sono questi bisogni a rilevare la vera fragilità della persona o della famiglia sulla quale occorre sperimentare nuovi percorsi di uscita dalla povertà.


È sostanziale, quindi, procedere nel coinvolgimento delle nuove generazioni nelle nostre Caritas perché - come abbiamo sperimentato anche durante il periodo del lockdown - ci sono e sono disponibili; occorre, inoltre, continuare il lavoro cominciato da Caritas Diocesana nelle zone pastorali affinchè si possa sostenere ed accompagnare il processo di collaborazione fra Caritas Parrocchiali della stessa zona e fra esse, le rispettive comunità ed il territorio.


Non si tratta dunque di aumentare le risorse, ma di aumentarne l’efficacia attraverso la collaborazione: nessuna Caritas può bastare a se stessa. In altre parole – come esplicitato nella Nota Pastorale – si tratta di ripensare all’aiuto alle persone a partire da una lettura dei loro veri bisogni e non dall’urgenza di rispondere immediatamente alle richieste.

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