Tutti contano: Caritas Bologna partecipa alla conta delle persone senza dimora
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Nei giorni della rilevazione nazionale promossa da ISTAT e coordinata da fio.PSD, anche Bologna ha preso parte alla Conta delle persone senza dimora. Per tre sere 280 volontarie e volontari hanno attraversato la città di notte per incontrare chi vive in strada, nei ripari di fortuna e negli spazi pubblici, contribuendo a una fotografia più reale e condivisa del fenomeno.
La mobilitazione è stata ampia in tutta Italia: migliaia di volontari hanno partecipato alla rilevazione in 14 città metropolitane. Un segno concreto di una comunità che sceglie di non voltarsi dall’altra parte, ma di riconoscere e incontrare le persone più fragili.
La "conta" è anzitutto uno strumento di conoscenza: permette di comprendere meglio quante persone vivono senza una casa, dove si trovano, quali condizioni attraversano. Ma è anche un tempo di incontro e di ascolto. Perché dietro ogni dato ci sono persone reali e le scelte pubbliche devono partire dalle loro vite.
Dietro ogni numero infatti c’è una storia unica, spesso segnata da passaggi difficili, interruzioni, perdite.
Anche Caritas Bologna ha partecipato con operatori e volontari: essere presenti ha significato uscire dai servizi per incontrare le persone nei luoghi in cui vivono.
Per noi, ascoltare e conoscere fa parte del prendersi cura. Raccogliere dati aiuta a leggere il fenomeno nella sua complessità e a orientare con maggiore consapevolezza il lavoro quotidiano di accompagnamento e sostegno.
Partecipare alla "conta" significa anche ribadire che le persone senza dimora non sono un’emergenza da gestire, ma persone con cui costruire percorsi possibili. Quando sono raccolti con attenzione e rispetto, i numeri possono diventare uno strumento per rendere visibile ciò che spesso resta ai margini e per generare responsabilità condivisa.
Di seguito, due brevi testimonianze di operatori Caritas che hanno preso parte all’esperienza.
«È stata molto più di una semplice conta. Questa esperienza ha avuto la forza di muovere lo sguardo e il cuore delle persone. Ho camminato per ore al freddo accanto a sconosciuti, diversi per età, professione e provenienza, spesso non legati a questo mondo ma curiosi di capire, di conoscere, di farsi un’opinione. Ho sentito dire più volte: “non lo sapevo”, “non lo immaginavo”. Vedere l’impegno e la determinazione di chi resta per ore al freddo, la sera, anche solo per incontrare una persona senza dimora, apre davvero spazio alla speranza. Forse il valore più grande sta proprio qui: muovere le persone, spingerle a conoscere, a fermarsi e a chiedersi: “cosa posso fare?”.» – Lucia
«Ho partecipato al censimento delle persone senza dimora perché è molto importante conoscere il fenomeno, vedere e registrare chi non è invisibile, non ha documenti, potrebbe non esistere. È stata una conferma trovare persone che hanno dimostrato grande disponibilità e disponibilità a raccontare la propria storia. Mi ha fatto bene vedere in tante persone, volontarie e intervistate, quel fondo di umanità che ci accomuna nel dolore, nei sorrisi, nella compassione. Mi ha colpito vedere tante persone "normali" (cioè che non lavorano o svolgono attività di volontariato nel settore) coinvolte ed avvicinarsi alle persone senza dimora senza paura. Un grande segno di speranza.» – Beatrice




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