Giulia e le parole per rinascere
- caritasdibologna

- 24 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Questo è un estratto dell'articolo di Danilo Angelelli, pubblicato da Italia Caritas. Per leggere la versione integrale, visita il sito di Italia Caritas.
In un programma radio e in un libro le emozioni, le cadute, la dignità e la creatività delle persone incontrate dal Centro di Ascolto.

Ci sono voci che la vita ha ridotto al silenzio. Voci che non si facevano più sentire, tanto “chi vuoi che si interessi a noi?”. Voci che poi negli ultimi otto anni si sono ritrovate a trasvolare su paesi e città grazie a un programma radio. Così in tanti le hanno ascoltate. E sono tornate a crederci. La spallata l’ha data RadioEstensioni, il progetto di inclusione e creatività promosso dalla Caritas diocesana di Bologna in collaborazione con la bolognese Radio Città Fujiko, che si rivolge a persone in condizione di disagio psico-sociale segnalate dal Centro di Ascolto della Caritas. Giulia Altieri, coordinatrice del Centro di ascolto diocesano, come gli altri operatori non si è limitata a segnalare, ma ha accompagnato, ci ha creduto prima e più delle persone con cui ha fatto un pezzo di strada insieme. E ci crede ancora. Da venti anni. Da quando ha svolto in Caritas l’anno di servizio civile e poi, una volta terminata l’esperienza, ha deciso di restare.
Nel frattempo le testimonianze di RadioEstensioni sono finite nel libro “Ti aspetto fuori”, che avete presentato recentemente. RadioEstensioni e “Ti aspetto fuori”: due titoli che presuppongono allargamento, uscita.
«Entrambi richiamano una dinamica tra il dentro e il fuori. Una distinzione che non è mai così netta come sembra: ciò che appare dentro potrebbe in realtà essere fuori, e viceversa. Il progetto gioca proprio su questo binomio. Da una parte c’è l’idea di portare fuori ciò che ognuno custodisce dentro di sé e che spesso non trova uno spazio per essere espresso e ascoltato. Dall’altra c’è uno dei principi che accompagnano da sempre il lavoro della Caritas: dare voce a chi non ha voce. Il titolo del libro, “Ti aspetto fuori”, nasce dall’idea di uno dei protagonisti del progetto, una delle voci che partecipano al programma radio fin dal primo giorno. Il suo era un invito molto concreto a uscire fuori, cioè dove lui viveva abitualmente: in strada, quindi fuori dagli schemi, fuori da alcuni contesti sociali. Era un modo per dire: vieni a conoscere il mio mondo, il mio “fuori”».
Otto anni di radio. Il progetto si concluderà tra qualche settimana. Che tempo è stato?
«Il progetto è stato una vera e propria scommessa, nel senso che non avevamo proprio idea di quante persone in realtà avrebbero accettato questo invito a… scendere in pista. Abbiamo iniziato a coinvolgere le persone che qui al Centro d’Ascolto conoscevamo da più tempo, che sapevamo avessero tanto da raccontare, anche perché l’idea è quella che secondo noi la scrittura, il racconto, ma soprattutto pensare a quello che devo dire o scrivere, è un buon modo per ricomporre la propria storia, ripensare a una serie di pezzi di vita che magari nella quotidianità sono rimossi, accantonati, e quindi ricostruirsi. Mi ricordo, ad esempio, Marco, un signore che adesso ha quasi 80 anni al quale avevo proposto il progetto. Era molto scettico all’inizio, poi dopo un mese mi ha detto: “Fare questa cosa è meglio che andare da uno psicoterapeuta”. O un’altra persona che veniva al Centro di Ascolto già da un po’, sempre silenzioso, con mille resistenze. Portava il bisogno di un aiuto economico, perché di fatto non lavorava da anni. Non riusciva a pagare l’affitto del suo alloggio. Da qualche parola scambiata avevo capito che c’era tanto che potesse raccontare, un passato di attivismo culturale, di letture, una ricchezza che aveva ormai praticamente dimenticato e accantonato perché doveva sopravvivere in qualche modo, per cui gli ho fatto più volte la proposta di RadioEstensioni e mi rispondeva sempre “no”. Poi si è convinto. Beh, adesso lui è diventato un collaboratore della radio, anche al di fuori del progetto, ed è un grande amico di Stefano Migliore, la persona che conduce il programma RadioEstensioni. Oggi si propone anche come relatore in alcuni progetti nelle carceri, nelle scuole. Ha riscoperto un mondo».
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