Percorsi di Speranza
- caritasdibologna

- 23 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 26 lug
Un percorso partecipativo promosso da Caritas Diocesana di Bologna
Era marzo 2025 quando il direttore della Caritas di Bologna, don Matteo Prosperini, è stato invitato da Caritas Italiana a partecipare al progetto giubilare “Percorsi di speranza”. Con le idee poco chiare e molta curiosità abbiamo costituito la nostra piccola equipe composta da Beatrice Acquaviva, vicedirettrice della Caritas, Cristina Campana, dell’équipe Animazione, e Marcello Magliozzi, responsabile della Mensa e dei Servizi Caritas.
A maggio abbiamo partecipato a un incontro formativo organizzato da Caritas Italiana, durante il quale abbiamo conosciuto le altre équipe diocesane e le persone che ci avrebbero accompagnato nel percorso, scoperto le parole chiave “partecipazione”, “advocacy” e iniziato il viaggio.
Il progetto “Percorsi di speranza: inclusione e dialogo nelle città metropolitane per il Giubileo 2025” ha coinvolto le 14 città metropolitane italiane. In quanto progetto giubilare, l’iniziativa ha assunto come prospettiva il riconoscimento della dignità e della libertà di ogni persona, con uno sguardo particolare ai poveri. Perciò le Caritas diocesane sono state invitate a promuovere iniziative che potessero suscitare nella comunità azioni di liberazione e conversione.
Il progetto è stato concepito come un progetto-azione, capace di tradurre visioni e analisi in interventi concreti capaci di promuovere l’inclusione sociale e la pacificazione delle aree fragili delle città. Negli ultimi anni, le aree urbane delle città metropolitane sono state interessate da una crescita delle situazioni di grave marginalità sociale e da profonde trasformazioni (espulsione di residenti dai centri urbani, aggravarsi della crisi abitativa, offerta carente di servizi pubblici, impoverimento del tessuto sociale).
Il progetto si è basato sul coinvolgimento attivo di tutti i soggetti interessati. I metodi collaborativi partono dal riconoscimento che nella realtà sociale sono già presenti processi naturali di comunicazione, ascolto, confronto e ideazione. L’attitudine fondamentale è la fiducia nelle capacità del gruppo e nella positività del processo.
La complessità del fenomeno della grave marginalità adulta richiede di assumere la molteplicità dei punti di vista: nessuno può affrontare da solo situazioni così articolate, e tutti possono portare un contributo alla lettura del fenomeno e all'individuazione di proposte.
Il cuore metodologico del progetto è stato il gruppo guida: 12 persone con ruoli e provenienze molto diverse che hanno accompagnato l’intero percorso attraverso dieci incontri. Ne hanno fatto parte i referenti del progetto, operatori e volontari Caritas, rappresentanti di altre organizzazioni e, in modo innovativo, persone che frequentano direttamente i servizi.
«In strada il pericolo è ovunque. Bisogna fare attenzione quando si chiede qualcosa alle persone senza dimora: raccontare una cosa può essere buono per me ma può creare danno agli altri. Fate attenzione a invitare tutti, ad ascoltare tutti.» S., beneficiario del gruppo guida
Di questi mesi di lavoro restano soprattutto le relazioni: una rete solida, riconosciuta e diversificata, composta da persone competenti e appassionate, alimentata dagli incontri e dal confronto. Resta anche un metodo che stiamo già condividendo con tutto il gruppo di lavoro della Caritas di Bologna.
Resta la consapevolezza che il nostro impegno non si limita a offrire aiuto a chi è in difficoltà, ma punta a promuovere la giustizia, riconoscere i diritti e accrescere la conoscenza dei fenomeni legati alla marginalità sociale per costruire una società più giusta e solidale.
A partire dagli spunti e dalle richieste emersi durante i laboratori, sono già in cantiere alcuni cambiamenti concreti. In autunno prenderanno il via due nuove collaborazioni: una con AIFO, per la formazione degli operatori sul funzionamento del Servizio sanitario nazionale, e una con l’Ambulatorio Biavati, per l’apertura di un ambulatorio medico nei locali della Mensa. Sono inoltre allo studio la realizzazione di un deposito bagagli e la creazione di uno spazio dedicato alle donne.
Scarica qui il Report completo che racconta i quattro laboratori di comunità e i risultati del questionario rivolto alle persone che frequentano i servizi di via Santa Caterina.
laboratori partecipativi




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