Le parole di don Matteo Prosperini al Festival Suoni di Pace 2026
- caritasdibologna

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Anche quest’anno il Festival Suoni di Pace, promosso e organizzato dalla Scuola di Musica Inno alla Gioia, ha animato Bologna dal 18 al 21 giugno con cori e orchestre provenienti da Italia, Germania, Ucraina e Palestina, per diffondere un messaggio di pace attraverso la musica.
Venerdì 19 giugno, negli spazi di Caritas Bologna in via Santa Caterina, si sono esibiti il Quartetto di sassofoni del Liceo Musicale Lucio Dalla di Bologna, l’Ensemble Vokal Karlsruhe, proveniente dalla Germania e il Quartetto d’archi della Youth Symphony Orchestra of Ukraine.
Il Festival si è poi concluso con il concerto dell’Orchestra della Pace all’Arena del Sole, dove don Matteo Prosperini, direttore di Caritas Bologna, ha condiviso con il pubblico una riflessione sulla pace, che potete leggere qui di seguito.
Buona lettura.
Inno alla Gioia – 21/06
Può sembrare una nota stonata celebrare e concludere il Festival Suoni della Pace e ancora sentire l’eco delle guerre rimbombare attorno a noi.
Quasi scoraggiati dobbiamo constatare come proprio un anno fa eravamo in questo teatro e da allora le guerre non sono diminuite, ma purtroppo aumentate.
Dobbiamo smettere di parlare di Pace? Dobbiamo arrenderci al fatto che i conflitti tra i popoli e le nazioni si possano risolvere soltanto con le armi e la violenza?
È ancora possibile gioire, cantare e suonare pensando alla pace?
Ringrazio sempre gli amici di Inno alla gioia e tutti i musicisti e le musiciste che su questo palco si stanno esibendo. Davvero vedere aggrappati allo stesso pentagramma ragazze e ragazzi di provenienze così diverse è un segno che non possiamo derubricare semplicemente ad un Festival musicale, che porta la parola Pace nel titolo.
Vi ringraziamo, non soltanto per ciò che ci fate sentire, ma anche per ciò che ci fate vedere. Tutti i sensi oggi sono stimolati nel pensare che la pace sia possibile partendo da noi, anzi partendo da voi ragazzi speranza di un mondo che sa confrontarsi senza l'uso delle armi.
Ma lo sappiamo bene, la Pace non è soltanto l'assenza di conflitti. La Pace nasce quando la giustizia tra i popoli è saldamente promossa e difesa.
Ricordiamo la bellissima frase di Giovanni Paolo Il: Non c'è Pace senza giustizia e non c'è giustizia senza perdono.
Aimè quanto è vero tutto questo e aimè quanto siamo lontani da tutto questo.
Giustizia, Perdono, Compassione, parole uscite dal vocabolario non solo dei potenti ma temo anche dal nostro. Quali sono le parole alle quali ci stiamo abituando oggi e come senza accorgercene stiamo diventando meno umani trasformandoci in qualcosa che nessuno ancora sa?
Parliamo con leggerezza di azioni militari, bombardamenti come se fossero atti virtuali e non toccassero la vita di milioni di persone.
Per la prima volta nella storia parliamo di difesa dei confini non da eserciti armati in marcia per fare bottino della terra in cui viviamo, ma vengono promulgate leggi per difendere i confini da altri esseri umani, che una volta eravamo noi, e chissà in un futuro non troppo remoto potremmo essere ancora noi.
Tutti sembrano usare parole e invocare scenari che non ci parlano di Pace.
Ci sentiamo meno sicuri nelle nostre città, abbiamo diversi motivi per avere paure e proprio in questo sub strato sociale la tentazione della violenza, dell'utilizzo delle armi e della sopraffazione ci seducono.
Vorrei questa sera con voi e grazie a voi carissimi musiciste e musicisti, poter immaginare uno scenario che ci faccia pensare ad un possibile cambiamento di rotta. Possiamo ancora resistere alla narrazione dell'ineluttabile e sentirci costruttori di pace.
Voi che possedete le vostre armi aiutateci in questo. I vostri archi, i fiati, persino chi ci sta bombardando col tamburo ci aiuti a cambiare il paradigma. Aiutateci a disarmare la città degli uomini attraverso l'uso delle armi degli strumenti musicali. Impegniamoci tutti a sostenere progetti di incontro attraverso la musica. Ogni organizzazione che ha la possibilità di sostenere progetti di fratellanza legata alla musica si senta chiamata al sostegno.
Anche personalmente ognuno di noi è nelle condizioni di poter sostenere i percorsi di bambine e bambini, ragazze e ragazzi che attraverso la musica possano non soltanto avere un tempo di ri-creazione, ma anche di costruzione di un mondo che si basa su regole altre dalle quali oggi ci sentiamo minacciati.
Chi suona insieme conosce i crismi dell'armonia, del passo comune del rispetto dei reciproci tempi. Tutto questo non è soltanto la produzione di un bel concerto ma è anche una pedagogia di Pace.
Chi suona si impegna a conoscere le tradizioni musicali degli altri popoli e quindi la loro cultura e le reciproche idee sulla vita e sul mondo. La musica è una grande scuola di pace e sempre lo sarà.
Concludo ricordando due musicisti Aeham Ahmad e Vera Lytovchenko. Il primo è un pianista siriano, la seconda è una violinista ucraina. Aeham e Vera oltre la musica sono accumunati da un'altra cosa: entrambi hanno suonato per la gente durante momenti di grande dolore e sofferenza durante la guerra. Il primo suonando il pianoforte tra le rovine del campo profughi palestinese di Yarmouk, la seconda nei rifugi sotterranei durante i bombardamenti a Kharkiv. Due storie lontane, ma tanto vicine. La musica come ultimo atto di umanità in mezzo alle barbarie assurde e ingiustificabili della guerra. E allora si. È sempre possibile parlare di Pace, dobbiamo farlo, sempre. Dove le parole finiscono è la musica che può continuare a farlo, sempre, in ogni luogo e in ogni situazione. Evviva allora i suoni di pace, che continuino a risuonare nella nostra città per ricordarci che un mondo fatto di giustizia e perdono è nelle nostre possibilità di donne e uomini del nostro tempo, di ogni tempo.




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